
Anche in Italia, seppure lentamente, i musei iniziano a sperimentare nuove modalità di comunicazione per stimolare la curiosità dei visitatori. Gli strumenti sono quelli del web 2.0 messi a disposizione dai social network.
Alcuni esempi internazionali ci permettono di capire quali siano le tendenze e le prossime evoluzioni: il Brooklyn Museum ha abbandonato le oramai obsolete audioguide per preferire gli smartphone e far costruire percorsi non più prestabiliti ma scelti direttamente dal visitatore: l’integrazione di applicazioni nei dispositivi mobili consente una fruizione più immediata di informazioni e dettagli delle opere.
II Museo del Prado ha digitalizzato ad altissima definizione alcuni dei capolavori presenti nel museo per renderli fruibili anche attraverso Google Earth: ad una definizione di 14.000 milioni di pixel è possibile guardare le opere fin nel dettaglio per scoprirne le pennellate e la materia.
Il MoMA lancia un'applicazione su Facebook per sincronizzare le date di un eventuale prossimo viaggio a New York con il calendario del museo e pianificare quindi una sosta al museo, con percorso personalizzato, sulla base dell’imminente viaggio.
Importanti istituzioni come lo Smithsonian Institute o il Getty Research Institute, aderiscono al progetto The Commons su Flickr per mostrare i tesori nascosti negli archivi fotografici pubblici di tutto il mondo e contribuire, grazie all’aiuto degli utenti, ad arricchire la descrizione delle fotografie e ad inserire nuovi tag e commenti.
Tecnologia e musei sembrerebbero a prima vista in antitesi: come è possibile, ci si chiede, che i musei abbiano trovato una propria dimensione in questi contesti o che possano aver iniziato a fare i primi passi all’interno del panorama del web2.0, dello user generated content e della partecipazione e condivisione delle risorse ed esperienze. Siamo invece di fronte alla naturale evoluzione dell’idea e della definizione stessa di museo. Esso è definito come “un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto” [ICOM, International Council of Museums, 2004].
Il museo ha un importante ruolo nella società poiché conserva e rappresenta la nostra memoria, collettiva e individuale, la rende visibile e condivisibile con la collettività. Chi meglio di un museo potrebbe trarre beneficio da questi nuovi modelli di comunicazione per valorizzare le testimonianze contemporanee della società?
Il museologo canadese Duncan F. Cameron in un suo saggio riflette sull’utilità del museo-tempio, semplice contenitore di collezioni, introducendo quello di museo-forum incentrato sul dibattito, il confronto, la sperimentazione, sull’incontro e il dibattimento pubblico, tutti concetti che si legano perfettamente con la realtà web2.0.
Per Cameron “il museo è stato il luogo in cui si poteva andare per mettere a confronto la propria percezione individuale della realtà con la visione cosiddetta oggettiva della realtà socialmente accettata e convalidata… Il museo ha una funzione più simile a quella della chiesa che non a quella della scuola. Il museo offre l’opportunità di riaffermare una fede; offre l’occasione di vivere esperienze intime e private, per quanto condivise con molti altri” [i].
Questa rivoluzione incide ancora scarsamente nello scenario italiano: le potenzialità e l’utilizzo di questi nuovi strumenti permettono il sovvertimento del pensiero e del modo d’agire in un settore spesso considerato troppo legato alle convenzioni, alle regole gerarchiche, all’elite e al solo proposito educativo.
Il museo deve saper comunicare con le diverse tipologie di pubblico aggiornando gli strumenti a disposizione anche se è proprio a livello di comunicazione che questo ambiente sembra essere troppo legato e affezionato a modelli di comunicazione fin troppo tradizionali.
Come stanno affrontando i musei questa sfida evolutiva?
Sebbene a livello internazionale le soluzioni adottate hanno dato un reale contributo alla crescita della società, l’Italia come riesce a rispondere a queste nuove esigenze e come si pone nel confronto con l’utente, specie quello web?
Facebook, il più noto social network del momento, ospita un gruppo che raccoglie e documenta la presenza dei musei ondine: è una lista in continua espansione grazie alla quale è possibile cercare e creare relazioni con il museo preferito o con cui si intende mantenere una sorta di contatto diretto per evolvere da semplici osservatori passivi di ciò che il museo convalida come oggettivo ad un ruolo attivo, con l’apporto di una propria visione personale.
Nel mondo di Twitter ci sono 719.380 persone che seguono i “cinguettii” di 623 musei e gallerie nel mondo: primo in classifica su Twitter il MoMA di New York che continua ad avere il maggior numero di followers 43.578 e a seguire il Brookling Museum con 25.339, la Tate di Londra con 22.500 e il Getty Museum con più di 16.000. Bisogna attendere il 237° posto in classifica per scorgere il primo museo tra quelli italiani con maggior numero di followers, il MART di Rovereto e Trento [fonte: www.museummarketing.co.uk, Museums on Twitter, Oct 09].
Nel panorama italiano si può senza dubbio affermare che è il mondo dell’arte moderna e contemporanea quello più portato ad utilizzare i nuovi strumenti del web 2.0 e i modelli di partecipazione e condivisione delle risorse e dei contenuti. Il fenomeno resta meno vistoso, forse perché le istituzioni sono più impegnate a confrontarsi con i tagli di bilancio cercando di trovare soluzioni per sopravvivere piuttosto che intraprendere nuove azioni di partecipazione e diffusione della conoscenza, ma vi sono anche apprezzabili eccezioni.
Il MAO - Museo di Arte Orientale di Torino per la sua apertura si è affidato ad una campagna interamente pensata con gli strumenti 2.0 tramite Facebook, YouTube, Mogulus e Flickr.
Il Sistema Musei Civici di Roma ha iniziato una campagna per azioni di cultura 2.0 con un blog su WordPress per i commenti, un canale su YouTube per i video e su Flickr per le immagini, aggiornamenti su Twitter, mostre visitabili su SecondLife, il tutto per una crossmedialità delle azioni di promozione e diffusione del patrimonio culturale, per la condivisione delle informazioni e delle risorse con gli utenti e ricondurre tutto al sistema museale. Alcuni dati: i video sono stati visti da circa 7.000 utenti e le foto da circa 5000; le opere e le installazioni su SecondLife sono state visitate da circa 3.700 utenti da tutto il mondo e il blog ha avuto 47.000 visitatori unici, per una media di 5.000/6.000 visitatori al mese [fonte: Zètema]. Ha inoltre curato e realizzato il progetto della Roma antica su Google Earth con una ricostruzione tridimensionale e geospaziale di 6.700 edifici dell’antica Roma ricostruiti in 3D in un itinerario virtuale della storia.
La Peggy Guggenheim Collection esce dallo scrigno di Palazzo Venier dei Leoni presentandosi su Facebook e Twitter per promuovere gli eventi in corso, appuntamenti, mostre e gli archivi fotografici dell’estroversa americana che a Venezia riuscì a realizzare il suo sogno di casa-museo d’arte del suo secolo.
Sempre a Venezia, anche se trattasi di uno spazio espositivo per mostre temporanee, Palazzo Grassi insieme alla Punta della Dogana con la collezione permanente del francese François Pinault, dedica un’intera sezione online alle communities su Twitter, Facebook e YouTube.
Dal 2006 il MART, Museo d’Arte di Rovereto e Trento, ha iniziato un piano di comunicazione crossmediale e trasversale che coinvolge anche i nuovi media, un processo lungimirante e progressivo che oggi lo proclama come il miglior museo d’arte moderna e contemporanea italiano. Ha una completa divisione del portale dedicata agli utenti della community che ha intitolato mart2.0. Dialoga a colpi di tweets su Twitter e se lo scorso settembre il “cinguettio” del museo trentino si trovava al 580° posto tra i musei più popolari su Twitter, in ottobre raggiunge il 237° posto. Vanta una pagina personale su Facebook per aggiornare e restare in contatto con i visitatori del museo, per informare e aggiornare su eventi e mostre e per raccogliere i commenti e i suggerimenti. Su YouTube invece ha creato un canale dedicato con video, video interviste, documentazioni sul lavoro dietro le quinte delle mostre e altro sugli eventi e allestimenti. Infine, un canale dedicato anche su Flickr per condividere e commentare immagini di allestimenti, opening, eventi, scatti di professionisti e non in visita al museo, dove è possibile taggare propri contributi con il tag mart_museum e condividere gli scatti realizzati durante le visite. Infine la webTV è presente in live stream su Mogulus.
Il dubbio iniziale di molte istituzioni in merito all’autorevolezza legata alla presenza nel web sta rapidamente tramutando in un indicatore di prestigio istituzionale proprio per le azioni coordinate e per le rigorose avanzate dalle migliori istituzioni museali internazionali. Si inizia a capire che non essere presenti nel web partecipato non vuol dire mancare un'opportunità di visibilità o di comunicazione ma soprattutto significa non poter controllare la propria reputazione. Il web 2.0 arricchisce, documenta e valorizza l’impegno “istituzionale” del museo ad essere al servizio della società; contribuisce con l’aiuto della società contemporanea ad arricchire le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente.
Il sistema museale si appresta a varcare una nuova frontiera: quella del rinnovamento che passa attraverso l’ascolto di nuove idee, nuovi progetti e stimoli; del collaborative, dello sharing e dei valori di growth della community.
Il cambiamento è in atto: partecipazione, confronto, dibattito e produzione.
Per uno sviluppo globale della conoscenza e della memoria.
La popolazione parla e discute, il museo è l’orecchio in ascolto
[Kinard, J., 2005][ii]
[i] Duncan F. Cameron, “Il museo: tempio o forum”, in Cecilia Ribaldi ( a cura di), Il nuovo museo:Origini e percorsi, vol. 1, Il Saggiatore, Milano 2005.
[ii] Kinard J., “Intermediari tra il museo e la comunità”, in Ribaldi C. (a cura di), Il nuovo museo. Origini e percorsi, vol. 1, Il Saggiatore, Milano, 2005.
http://www.theprimate.it
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