Il 18 giugno muore José Saramago poeta, giornalista e drammaturgo portoghese, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1998.
Si è detto molto di questo scrittore, amato o odiato, con uno stile, uno scrivere che è come un flusso d’amore, che dal cervello nasce, nel cuore si forma, nella gola scoppia, e in pianto è sulla sua carta. Un personaggio scomodo, in esilio nelle Canarie per i suoi pensieri e scritti, per il suo essere ateo, comunista, visionario ed "eretico". Si staccò dal governo del suo paese nel 1991 quando pubblicò "Il Vangelo secondo Gesù", scatenando una grande polemica.
All'indomani della morte, arriva la sentenza di perdono e di carità cristiana! L'Osservatore Romano, invece, postula «un uomo e un intellettuale di nessuna ammissione metafisica, fino all'ultimo inchiodato in una sua pervicace fiducia nel materialismo storico, alias marxismo. Lucidamente autocollocatosi dalla parte della zizzania nell'evangelico campo di grano, si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate, o dell'inquisizione, dimenticando il ricordo dei gulag, delle "purghe", dei genocidi, dei samizdat culturali e religiosi». E poi ancora, «per quel che riguardava la religione, uncinata com'è stata sempre la sua mente da una destabilizzante banalizzazione del sacro e da un materialismo libertario che quanto più avanzava negli anni tanto più si radicalizzava. Saramago non si fece mai mancare il sostegno di uno sconfortante semplicismo teologico: se Dio è all'origine di tutto, Lui è la causa di ogni effetto e l'effetto di ogni causa». In conclusione, «un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perché‚ del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al peraltro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza». L'Avvenire, poi, a firma del commentatore Fulvio Panzeri, aggiunge: “Saramago è stato uno scrittore notevolmente sopravvalutato in maniera esagerata in Italia, uno di quegli scrittori che, per essere al centro dell’attenzione mediatica e per distogliere il giudizio dalla poco rilevante qualità delle loro opere, amano mettersi al centro dell’attenzione attraverso polemiche e attacchi mediatici, vincitore di un premio Nobel nel 1998 più per le sue controverse posizioni che per l’effettiva grandezza della sua opera. Con i suoi romanzi lo scrittore ha voluto soprattutto condurre una personale e blasfema campagna contro la tradizione cristiana e cattolica, prendendosi per esempio la libertà ampia e audace di descrivere Gesù come una persona normale, oppure raccontando i miracoli senza inventiva e senza fede. Le sue sono state solo parole, spesso brutte parole, senza storia”.
Sono proprio i suoi saggi a tema religioso a colpire con sdegno le ire della Chiesa, la sua rilettura “apocrifa” del Vangelo mostra una figura troppo umana e poco la divinità che ci hanno insegnato ad amare e idolatrare. O come uno degli ultimi suoi saggi che deriva dalla rilettura dell'Antico testamento, Caino.
Il Gesù di Saramago è una persona reale con proprie vicende umane, emozioni, amori, passioni e colpe. Un romanzo che lascia poco spazio alla Passione, e molti più all'infanzia svelandone verità storiche da sempre distorte, dimenticate o nascoste dal Vangelo canonico. Con Gesù uomo, con un Dio che illude, che allo stesso tempo ama e odia gli uomini, con un Diavolo compassionevole, con Maria Maddalena amante del Cristo. Insomma, Saramago scrive di un uomo normale, che ama di un amore divino.
In un'intervista Saramago ebbe a dichiarare che: “la religione e la trascendenza sono temi con i quali hanno a che fare tutte le persone, non sono riservati solo ad alcuni, e dunque io come scrittore, occupandomi della vita delle persone, mi occupo a mia volta di questi temi che hanno a che fare con la dimensione del trascendente. D’altra parte, per quanto i miei rapporti con la religione siano, come dire, di osservatore non credente, non posso negare di avere una mentalità cristiana, non certo animista, né islamista, né buddista, né quella di nessun’altra religione. Mentalmente io sono un cristiano, la mia è una mentalità cristiana, e dunque a questo titolo credo di potermi e dovermi occupare, come scrittore, di temi che apparentemente non dovrebbero riguardarmi ma che, dal punto di vista in cui di volta in volta mi pongo, sono tanto miei quanto di Giovanni Paolo II”.
La Chiesa ci ha insegnato ad accettare e credere in un Dio fattosi uomo, ma rimasto divino. Ci ha chiesto la fede incondizionata in un disegno superiore di cui noi siamo parte. Ci ha insegnato un Dio fatto uomo con un destino e un fardello speso per la nostra salvezza, verso cui siamo debitori di un credito inestinguibile. Ci ha insegnato la sua divina compassione per noi che siamo il gregge, la sua missione di salvezza dell'umanità. In questo dobbiamo credere e aver fede.
Ma la fede è cieca, incondizionata (per chi ce l'ha, ed è giusto così) e niente dovrebbe scalfirla. La cultura e la razionalità continuano a destare preoccupazione nella chiesa che ha sempre cercato di soffocare, canonizzare. Alla chiesa importa l'idolo western e non accetta, accetterà, mai la carnalità pasoliniana del nostro cristo, il marito di una prostituta, il bestemmiatore del sistema, lo stratega che infiltra il virus della fede, il decostruttore dei dogmi, il leader conquistatore che sposa tutte le altre ragioni, il matematico che mette sé stesso come base utile a qualsiasi calcolo, il distruttore delle nicchie.
Chi crede deve accettare quello che la chiesa insegna e siamo liberissimi di far parte o meno di questo disegno.
Il Vaticano accusa il Nobel di blasfemia e di banalizzazione del sacro, di ideologie anti religiose. Quanto accanimento.
Ma Saramago non ha bisogno di essere difeso, le sue opere sono scolpite nella cultura illuminista di questo secolo e niente potrà scalfirle
Insomma, muore José Saramago, l'uomo che scrisse degli uomini, che seppe con le sue opere indurre le persone all'uso della ragione e al confronto. Che insegnò di nuovo la fede e che con il suo essere contrario ha evangelizzato e salvato chi in lui ha visto una luce di salvezza.
morland
Morland, "Morto e il giorno dopo condannato", CircÓs, 7/07/2010
http://www.theprimate.it/index.php?apri=CircosArticle&primateID=110
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