Ma cos’è il Diritto d’autore? Nell’ambito italiano, il diritto d’autore “disciplina l'attribuzione di un insieme di facoltà a colui che realizza un'opera dell'ingegno di carattere creativo (dalla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro, al cinema) con l'intento di riservargli diritti morali ed economici”. Ha come principale scopo la diffusione della cultura, l'innovazione ed il progresso sociale. Anche se oggi sono accomunati, si differenzia per alcuni aspetti dal Copyright per una valenza più ampia che, oltre alla tutela di una serie di diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera (diritti patrimoniali dell'autore) prevede anche dei diritti morali a tutela della personalità dell'autore. Il Copyright, invece, letteralmente significa diritto di copia, vale a dire il diritto di riprodurre e distribuire sul mercato copie di una determinata opera. Ne deriva che è tutelabile con la normativa di Copyright qualsiasi opera oggetto di commercializzazione, lasciando in secondo piano le sue caratteristiche di originalità e creatività.
Il dibattito sulla salvaguardia/controllo del copyright, e della creatività in generale, si divide tra chi da un lato tende ad un totale controllo e regolamentazione dell’opera (“all rights reserved”), e chi ha una visione più sovversiva e libera, senza alcuna tutela (“no rights reserved”). Esistono in realtà nuovi modelli per la gestione del diritto d’autore che mettono a disposizione strumenti basati sul concetto di Copyleft, fondato cioè strettamente sul diritto d’autore. Si tratta di un’ottima soluzione poiché se il titolare del diritto d’autore può esercitare in via esclusiva alcuni diritti sull’opera, è allo stesso tempo sua facoltà di scegliere liberamente se e come trasferire questi diritti ad altri soggetti.
In relazione al File Sharing di contenuti protetti da diritto d’autore, la problematica resta ancora invece irrisolta e spinosa. Gli interessi economici che sottendono all’opera probabilmente impediscono di individuare una o più soluzioni di tutela degli interessi dell’autore e dell’opera stessa, oltre di chi desidera fruirne. Le tecnologie hanno permesso la diffusione e ri-distribuzione, anche in modalità peer-to-peer/file sharing e spesso gratuita, dei contenuti in formato digitale; tuttavia la legge proibisce ogni attività di condivisione che riguardi opere coperte dal diritto d’autore. Sono diversi i casi di sentenze contro utenti che hanno condiviso contenuti protetti da diritto d’autore nella rete e discutibili sono state le sanzioni applicate. Non è pensabile che per risolvere la questione si possa ricorrere solo a soluzioni dissuasive imposte attraverso sanzioni penali. Tra le varie soluzioni individuate, vi è quella della fiscalità generale nella quale si prevede che sia lo Stato a remunerare i titolari del diritto d’autore attraverso un’imposizione fiscale generale oppure con una tassa di scopo espressamente prevista per remunerare i titolari del diritto (come ad esempio una tassa per la connessione ad internet). Si è pensato anche a diverse licenze che rendano possibile l’utilizzo dell’opera grazie ad un diritto acquisito con il compenso corrisposto. La licenza può essere obbligatoria o collettiva estesa: la prima è imposta per legge ed è forzata, mentre la seconda viene negoziata tra chi è impegnato a tutelare il diritto d’autore, come la SIAE e chi si impegna a tutelare il diritto degli utenti, come le associazioni dei consumatori. Mentre le prime soluzioni andrebbero a scontrarsi con la normativa nazionale e comunitaria che regola la materia, l’uso di licenze collettive estese rappresenta una soluzione -già adottata dai paesi nordici- per licenziare, ad esempio, i diritti di broadcasting di opere letterarie e musicali, per autorizzare il re-broadcasting, la riproduzione di opere per scopi educativi e la distribuzione di opere digitali da parte delle biblioteche. L’uso di queste licenze non va a ledere la natura esclusiva del diritto in virtù della sua non-obbligatorietà e mira ad equilibrare gli interessi tra gli autori e chi utilizza l’opera o la fruisce. Infine, è approvata dalla direttiva 2001/29/CE, art 18 e ne apre dunque l’uso agli Stati Membri.
Dal 2001 l’associazione no-profit Creative Commons si adopera per rendere il copyright più flessibile. Non si tratta di un ente di gestione del diritto d’autore in antitesi alla SIAE o ad altre realtà similari; non offre consulenza legale ma promuove il dibattito su nuovi modelli di gestione del diritto d’autore e diffonde nuove strumenti giuridici e tecnologici come le licenze Creative Commons Public Licenses (CCPL). La normativa nazionale ed internazionale in materia di diritto d’autore riconosce al titolare di un’opera di ingegno una serie di diritti e privilegi. Il concetto su cui si fondano queste licenze flessibili trova ragione nella facoltà di disporre liberamente di questi diritti, permettendo o escludendo la fruizione dell’opera secondo le personali esigenze di ognuno. Se le opere protette da diritto d’autore sono da considerarsi opere in cui “all rights reserved”, quelle libere e di pubblico dominio hanno, per contro, “nessun diritto è riservato”. Il progetto dei Creative Commons si colloca proprio nel mezzo, a livello mediano e di equilibro secondo la formula che “solo alcuni diritti sono riservati” (some rights reserved). Il concetto alla base delle licenze flessibili è che, usando il diritto privato, si creano beni pubblici e opere rilasciate per usi specifici per una maggiore diffusione e promozione della cultura.
Le CCPL, infatti, consentono in modo semplice per il titolare dei diritti di segnalare in maniera chiara che la riproduzione, diffusione e circolazione della propria opera è esplicitamente permessa. Quest’ultimo, perciò, decide quali diritti permettere e quali escludere secondo delle caratteristiche prestabilite. Le licenze si differenziano per due ambiti: la libertà dell’utente e le condizioni di utilizzo dell’opera. Tutte le licenze consentono la copia e la distribuzione dell’opera ed alcune ne prevedono la modificazione o l’implementazione. Le condizioni di utilizzo, invece, prevedono l’attribuzione, vale a dire una clausola presente in tutte le licenze in cui si indica la paternità dell’opera; l’impiego non commerciale dell’opera senza il permesso dell’autore; la non derivazione di opere sempre senza il permesso dell’autore; e la sua condivisione nelle opere che ne derivano. La scelta e la combinazione delle libertà con le condizioni di utilizzo permette al titolare del diritto di optare tra sei tipi di licenze Creative Commons, molto versatili e che coprono dunque una cospicua gamma di opzioni fra le quali scegliere. Per utilizzare una licenza Creative Commons è sufficiente segnalare l’utilizzo che si intende dare all’opera con una nota informativa sulla licenza scelta, oltre a dove è depositata l’opera, come ad esempio: Copyright © 2009 Nome Cognome – Alcuni Diritti Riservati – Quest'opera è rilasciata ai termini della licenza Creative Commons Attribuzione-Non Commerciale 2.5 Italia. L’associazione mette a disposizione anche un motore di ricerca per cercare le opere assoggettate alle licenze http://search.creativecommons.org oppure basta fare riferimento ad archivi come: http://sciencecommons.org/ dedicato alla letteratura scientifica, www.jamendo.comhttp://ccmixter.org/ specifico per la musica, suoni e campionature musicali, www.flickr.com/creativecommons per le immagini, www.spinxpress.com/getmedia per i video e i contenuti multimediali, http://ocw.mit.edu/ per il materiale didattico e la manualistica, e www.commons.wikimedia.org per opere di varia natura. dedicato alla musica,
Il dibattito oggi è ancora acceso e complesso: da una parte gli autori, e chi ne tutela gli interessi, inneggiano alla perdita di valore delle loro opere e all’abuso e sfruttamento illegale; dall’altra gli utenti della rete, i fruitori, che si sentono limitati nella possibilità di fruire liberamente di contenuti, colpevolizzati di promuovere la pirateria e di essere la causa della morte delle arti. Occorre approfondire la questione e promuovere soluzioni alternative capaci di trasformare questo scontro in un incontro di crescita collettiva economica e sociale per tutti.
(G. Faggion)
Bibliografia selezionata:
S. Aliprandi, Teoria e pratica del Copyleft, Guida all’uso delle licenze OpenContent, NDA Press, www.copyleft-italia.it/libro2/, 2006.
S. Aliprandi, Capire il Copyright, Percorso guidato nel diritto d’autore, PrimaOra edizioni, www.copyleft-italia.it/libro3/, 2007.
S. Aliprandi, Creative Commons: manuale operativo, Guida all’uso delle licenze e degli altri strumenti CC, 2008, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2008. M. Ciurcina, J. C. De Martin, T. Margoni, F. Morando, M. Ricolfi, Creatività remunerata, conoscenza liberata: File Sharing e licenze collettive estese, Centro NEXA su Internet e Società, Politecnico di Torino, http://nexa.polito.it/licenzecollettive/, 2009.

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