venerdì 25 giugno 2010

Caravaggio, I Am




Caravaggio violento, assassino e geniale protagonista di una vita tormentata nel principio del Seicento. Una leggenda creata ad arte dai biografi a cui però il materiale non ebbe mai a mancare.
Quest'anno si celebrano i quattrocento anni dalla morte di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (1571–1610), con importanti esposizioni, prime tra tutte la mostra alle Scuderie del Quirinale che raccoglie a sé un nucleo di circa trenta opere attribuite al genio di questo importante artista, e altre di confronto.
Orde di visitatori, pellegrini, richiamati dal centenario e dagli eventi realizzati in sua memoria, si prestano a celebrare la sua importanza. Alle Scuderie del Quirinale la mostra ha registrato un record assoluto di visitatori: 580mila visitatori totali dei quali in media 5.150 ogni giorno durante i 4 mesi. Un centenario che, con un “Comitato Nazionale per le celebrazioni del IV centenario della morte di Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610)“, diventa l'occasione per ridefinire, attraverso iniziative di alto livello scientifico, il reale profilo umano ed artistico del maestro lombardo e per offrire momenti di approfondimento e di riflessione sulla sua straordinaria produzione pittorica.

E mentre si celebra il celeberrimus pictor, il grande maestro, il giovane apprendista che arrivò a Roma dalla Lombardia per diventare uno dei più alti moniti della storia dell'arte, capace di inventarsi per la luce una nuova funzione strutturale e un equilibrio spaziale del tutto nuovo e geniale, il Comitato nazionale per la valorizzazione dei Beni storici culturali e ambientali annuncia il ritrovamento delle sue ossa nel cimitero di Porto Ercole, grazie al lavoro di una equipe di esperti e necroscienziati.

Sulle tracce dei resti di Caravaggio come sul set di C.S.I.: esami al carbonio, del Dna, dei resti in tombe comuni. Tutto per verificare la presenza dei resti del grande maestro a Porto Ercole, dove le fonti fino ad oggi più accreditate sostengono che l’artista sia morto nel luglio 1610.

All'85%, si è certi di aver ritrovato i resti del Caravaggio. Il carbonio 14 ha permesso una prima datazione dei reperti e la selezione di quelli che risalivano al periodo della sua morte. Successive analisi sull'età e sul sesso hanno escluso quelli appartenenti a donne e bambini. Infine, l'analisi del Dna confrontato con quello dei discendenti della famiglia Merisi.

E le possibili cause della morte? Analisi chimiche e microbiologiche per appurare la presenza del piombo e la morte per saturnismo, elemento presente in grandi quantità nei colori. E poi, la sifilide che potrebbe aver contratto per la vita sfrenata e disinibita condotta a Roma. O la brucellosi, o la morte per malaria. Insomma, il giallo è sempre più denso e fitto di sorprese.

Per l'85%, le ossa ritrovate sono di Caravaggio ma non si è ancora nelle condizioni di arrivare a delle conclusioni.
Grazie al fiorire degli studi, le vicende biografiche di Caravaggio sono state per una buona parte ricostruite alimentando stereotipi, miti e leggende che quasi sminuiscono la sua complessa personalità e immagine. Molto è stato detto e scritto e molto se ne dirà ancora, di vero di falso o verosimile; ma di certo, grandi restano le sue opere che affermano il significato oggettivo di nuovi contenuti e forme, di una pittura di rinnovamento stretta alle cose reali nata dall'osservazione della folle realtà.

Seppur famoso e ammirato in vita, anche rifiutato e scomodo, fu quasi dimenticato nei secoli successivi alla sua morte per poi esser riconosciuto per la sua importanza nel XX secolo proprio come precursore e anello mancante per lo sviluppo dell'arte moderna.
Storici, biografi e critici sono in fermento per scoprire la realtà, come se questa potesse contribuire a convalidare la fama di un genio. Noi, da semplici spettatori, preferiamo invece ammirarne abbacinati le opere, e perderci nella meraviglia estatica che solo pochi poterono creare con il colore, le forme, i contenuti.
Sebbene la verità sia ancora lontana dall'essere svelata, il gossip quasi ne offusca l'importanza. Nuove scoperte del critico Vinceti e della sua scuola inducono a ritrattare la figura di Caravaggio, i motivi della sua morte e la storia. Caravaggio fu grande interprete del suo tempo e, allo stesso modo, figura smisurata rispetto al suo tempo. Irregolare, scomodo, eretico, geniale, irruento, controcorrente, una vita torturata e intrepida conclusasi in modo reale. Reale, forse semplice, forse tragica, forse sul litorale del mare. L'epoca classica dell'arte è chiusa, portando la luce di un nuovo rinnovamento.



Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Matteo e l'angelo, 1602 (fotomontaggio, a sinistra la prima versione rifiutata e andata distrutta - già Berlino, Kaiser Friedrich Museum - mentre a destra la versione ufficiale - Roma, San Luigi dei Francesi, cappella Contarelli).
Il cardinale Contarelli commissionò a Caravaggio l'opera per decorare la cappella presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.
La prima versione dell'opera fu rifiutata dalla congregazione perchè troppo "forte", dato che non si poteva accettare di vedere in primo piano i piedi del santo proiettati rozzamente verso i fedeli mentre sembrava che l'angelo stesse li ad aiutarlo a leggere. L'opera fu subito acquistata da Vincenzo Giustiniani.
La versione ufficiale rivisitata vede il santo e l'angelo posti su di un piano rialzato (in bassso si vede lo sgabello in bilico che esce dalla scena) con il santo che ha perso le sembianze di un rozzo contadino per diventare un vecchio saggio mentre l'angelo giunge dall'alto mostrando il gesto ispirato alla retorica.


Guido Faggion, "Caravaggio, I Am", CircÓs, 25/06/2010
http://www.theprimate.it/index.php?apri=CircosArticle&primateID=105

venerdì 18 giugno 2010

MAXXI boa argentato a Roma

L'offerta culturale e museale nazionale si è recentemente arricchita con il MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, di Roma aperto ufficialmente lo scorso 30 maggio.

Una kermesse di tre giorni inaugurali, 1000 giornalisti e addetti ai lavori da tutto il mondo, 7500 ospiti all'opening, oltre 15000 presenze il giorno di apertura dei cancelli al pubblico e oltre 25000 nei giorni a seguire.

Dopo dieci anni di lavori, ha preso vita la prima istituzione museale nazionale dedicata interamente all'arte contemporanea e alle nuove forme espressive del nostro secolo.
Disegnato da Zaha Hadid, il MAXXI è una forma architetturale moderna che si innesta perfettamente con l'edilizia storica. Una forma ondulare di cemento a vista e scale nere illuminate internamente che sviluppa un percorso a incastri. Un'architettura antropomorfa composita di flussi. Un armonioso scorrere fluido di vuoti e trasparenze.
Il flusso modulare del MAXXI si interseca al seppur criticato percorso espositivo proposto dal nuovo museo che si completa e conclude nella veduta al secondo piano.
Spazio, volumi, percorsi, flussi, luce e trasparenze da colmare e vivere.
Il MAXXI è concepito come un edificio in cui, a livello di progetto, domina la potenza delle linee, con una grande varietà e ricchezza di spazi per accogliere arti diverse, per essere un luogo d'incontro, vivo.
Un'architettura forte e di impatto che avvolge lo spettatore e che ha anche suscitato qualche perplessità sulla fruizione e allestimento delle opere. Il museo non è solo uno spazio dove allestire opere bidimensionali o da appendere.
Oggi il museo è uno spazio da vivere come le piazze, nei suoi scorci e spazi, nei flussi, nelle sale.
Oggi il museo diventa un ambiente vissuto dalle persone a livello di comunità per discutere, confrontarsi, relazionarsi e non è più solo dedicato all'esposizione a all'ammirazione estetica.
Una critica, quella dell'allestimento museale in strutture dal forte impatto, che oggi non ha più senso dato che il contenitore, l'architettura e lo spazio sono dimensioni ed elementi che si mescolano con le opere esposte. Già l'architetto Frank Lloyd Wright con la sua celebre rampa a spirale per il Solomon R.Guggenheim di New York “suddivise lo spazio del suo museo in alcove simili a studi d'artista nelle quali i dipinti dovevano essere lasciati a terra, appoggiati alla parete perimetrale inclinata, come se si trovassero su di un cavalletto, illuminati dalla luce zenitale proveniente dall'esterno”.
Il museo moderno è modulare, si reinventa, permette ai curatori e agli artisti di confrontarsi con modalità di rappresentazione sempre nuove creando esperienze e fruizioni uniche. Il museo contenitore/mausoleo si trasforma in un'arena che stimola nuove forme di allestimento e di rappresentazione, capace di reinventare gli spazi, il godimento e l'esperienza.

Un successo di pubblico preannunciato già lo scorso novembre quando lo spazio vuoto del museo si è riempito con l'installazione di danza pensata da Sasha Waltz, omaggio ai flussi e percorsi del nuovo museo. Lo è ancora di più oggi, con le prime mostre ed eventi organizzati dal MAXXI, incoraggiando la partecipazione attiva dello spettatore e l'interazione. Dalle collezioni di arte e architettura, le opere di importanti artisti internazionali come Alighero Boetti, Anish Kapoor, William Keintidge, Sol Levitt, Giuseppe Penone, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli dialogano con installazioni site specific di dieci studi di architettura. Le mostre omaggio a Fabio Mauri, Gino De Dominicis, Luigi Moretti, Kutlung Ataman. Mentre sono in cantiere le future mostre e collaborazioni con importanti istituzioni internazionali.


Il MAXXI ha iniziato il suo cammino per essere non solo sede espositiva di opere d'arte del nostro secolo, ma anche interlocutore internazionale dei linguaggi espressivi e laboratorio di sperimentazione artistica; crocevia delle diverse forme di espressività, produttività e creazione.
Come giustamente hanno ribadito i giovani curatori del museo, il MAXXI è paragonabile al web, è uno spazio libero, dai molti ascessi e multidisciplinare, capace di dare la possibilità allo spettatore di crearsi un proprio percorso, di esaltare l'interdisciplinarità, le visioni multiple e la partecipazione.
Il boa argentato, così è già stato soprannominato, è il nuovo spazio nazionale delle arti del nostro secolo, uno spazio da colmare e vivere, che scavalca il presente e cavalca il futuro.

Guido Faggion, "MAXXI boa argentato a Roma", CircÓs, 17/06/2010
http://www.theprimate.it/index.php?apri=CircosArticle&primateID=103