
Le arti digitali utilizzano i mass media come strumenti eppure non sono fenomeni di massa. Trovano la loro maggiore rappresentazione e celebrazione nei festival e nelle rassegne. Utilizzano nuovi linguaggi comunicativi ed espressivi. L'arte digitale si appropria, ingloba e mostra le mutazioni del reale trasversalmente, utilizzando i vecchi e nuovi media, ma allo stesso tempo resta staccata dai grandi sistemi mediatici, quasi elitaria. Forse necessariamente incomprensibile?
Sono passati più di quarant'anni dagli esordi delle arti digitali, dai quei nuovi modi di creare e pensare l'opera d'arte impiegando nuovi strumenti e tecnologie. L'arte elettronica, rielaborando i dati e le potenzialità espressive e comunicative dei new media, ha mutato il senso e la nozione di opera d'arte, compiendo il processo di decostruzione delle tradizionali categorie, pittura e scultura (arti dello spazio), letteratura e poesia (arti del tempo) iniziata con le avanguardie storiche.
Arte elettronica, videoarte, art-tv, videoinstallazione, videoperformance, arte satellitare, arte interattiva, web e net-art, computer animation/film/vfx, interactive, digital musics & sound art, hybrid arts: sono tutte espressioni artistiche incentrate sull'utilizzo della tecnologia, eliminando i processi creativi tradizionali a favore di quelli cerebrali. Sono il frutto dell'interazione intima tra artista e macchina. All'opera si aggiungono suggestioni di musica, parole, suoni, movimento, lo scorrere del tempo contratto o accelerato, nuove percezioni e dimensioni di performance e di evento.
Nel1965 la Sony lancia sul mercato la Porta Pack, la prima telecamera amatoriale portatile, che dà l'incipit a due pratiche di utilizzo del video: quella documentativa per un'informazione amatoriale, indipendente, e quella della sperimentazione artistica, sancendo così la nascita della videoarte. I primi esperimenti però, risalgono al 1952 con il “Manifesto del movimento spaziale per la televisione” di Lucio Fontana e, successivamente, con i primi décollage e découpage di Wolf Vostel (1958-1959) quando inserisce schermi e trasmissioni televisive all'interno delle opere d'arte. È con il coreano Nam June Paik che si pongono i fondamenti dell'arte elettronica, quando, fin dal 1965, inizia a lavorare con il supporto creativo della fotocamera portatile, mentre già dal 1963 crea flussi di forme e suoni all'interno dello schermo televisivo. Fondamentali sono state le sperimentazioni collettive dei Fluxus, di cui Nam June Paike faceva parte, le ricerche di Steina e Woody Vasulka, le registrazioni di Gerry Schum, le installazioni di Bruce Nauman. Come anche la generazione successiva ai pionieri, passando dalle le interazioni mediate dalla tecnologia di Studio Azzurro ai lavori di Robert Cahen, Tony Oursler, Matthew Barney e Bill Viola.
L'arte elettronica diventa un modo di vedere, più che di rappresentare: opera quale metafora dei rapporti e dei desideri, indagine e interpretazione, trasfigurazione.
L'artista manipola l'apparenza dell'être, introducendo nuovi significati e relazioni lunghe [relazioni ypsilon, jovenal] proprio grazie alle tecnologie elettroniche, al vettore numerico. Arte, tecnologia, interazione e partecipazione dell'osservatore.
È proprio nella partecipazione dell'osservatore che si creano le maggiori interazioni, quasi intimistiche: partecipazione emotiva, mentale e fisica, fino a inglobarlo com parte dell'opera, elemento scatenante, esca, funzionale, interattivo.
Quali le nuovi le frontiere delle ars elettroniche? Specie nel panorama internazionale, gli appuntamenti dedicati all'incrocio tra arti elettroniche, visive, musicali e performative sono numerosi.
Soprattutto i festival, che rappresentano la modalità più comune per presentare le arti elettroniche, sono il veicolo per predare il pubblico e gli addetti ai lavori, espongono la tecnologia fino a celebrarla.Forse il principale è l'Ars Electronica Festival di Liz, giunto alla sua 30esima edizione, uno dei maggiori e più importati eventi internazionale dedicati all’arte digitale. Raccoglie da tutto il mondo artisti, curatori e intellettuali e recentemente ha inaugurato il nuovo Ars Electronica Center, un museo di 3 piani dedicato alla tecnologia. A livello internazionale, poi, la Biennale Performa 09 e il Conflux Festival di New York; il Freewaves Festival of Experimental Media Art di Los Angeles; l'Annual Subtle Technologies Festival University of Toronto; l'Electronic Language International Festival di Sao Paulo; il Festival Internacional de Video/Arte/Electrónica (VAE) in Perù; l'International Symposium on Electronic Art a Singapore; in Giappone il festival biennale di Interactive art IAMAS e il Japan Media Arts Festival di Tokyo.A livello italiano da ricordare il MUV festival, musica e arti digitali di Firenze, SHARE FESTIVAL Experiences in digital art & culture di Torino e NETMAGE l'International Live-Media Festival di Bologna.
Tuttavia, attualmente le arti elettroniche restano un fenomeno che non coinvolge la massa.
Utilizzano gli strumenti di massa senza esserne fenomeno e la fenomenologia che producono non è percepita nello strato superiore delle città, sulla superficie.
Non trovano uno spazio simile e non hanno neppure il medesimo successo del cinema e della televisione, forse per incompatibilità.
Di tecnologia sono intrisi la tv, il cinema, la radio, le pubblicità e spesso molti artisti digitali sono chiamati a produrre per i vecchi media, vi portano il proprio valore ma paradossalmente non ne traggono i maggiori benefici.
L'arte digitale resta comunque un fenomeno ancora troppo elitario.
È cambiato il ruolo dell'artista in un'epoca iperfigurativa.
Posizioni ibride lo vedono col suo lavoro e la sua ricerca sulla complessità del presente, contrapposta alla pratica semplicistica e demagogica, quasi voyeristica del pensiero generale.
Le regole del mercato e dell'audience si scontrano poi con la ricerca artistica crossmediale.
Diventa opportuno quindi favorire, con ogni mezzo, la diffusione dei linguaggi legati alle arti elettroniche in modo da aprire varchi di relazione e confronto tra artista e pubblico; determinare interventi nelle persone e con le persone.
Il luogo che appartiene alla collettività diventa l'arena di questo confronto diretto; il media diventa solo l'apparato macchina per attivare le relazioni, ma le persone sono i veri nodi connettori; e l'artista, una sorta di community artist, lavora a stretto contatto con la comunità riappropriandosi del suo ruolo attivo nelle società.
(Guido Faggion)
