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Il miraggio di Google di realizzare una vera biblioteca universale e digitale sulla rete inizia a vacillare, poiché il suo progetto di libera digitalizzazione dei libri e gli accordi per la stampa espressa ed economica ha fatto sorgere un'improvvisa necessità di ordine economico, morale e globale in materia di libri e di biblioteche digitali.
La vicenda ha inizio quando Google, con il suo progetto Goole Search Books, avvia un processo di fruizione libera di libri liberi da diritti d’autore o fuori commercio, "sorvolando" sugli attriti tra gli editori americani e sugli allarmi di quelli europei che hanno iniziato ad alzare barriere protezionistiche in materia.
BigG inizia così a digitalizzare un catalogo di circa un milione di testi orfani, ovvero caduti in pubblico dominio perché pubblicati prima del 1923. Il principio su cui si basa il progetto è molto semplice: qualunque editore può mandare i propri libri a Google che provvederà a digitalizzarli e ad inserirne il contenuto nel web, così da renderli disponibili nei risultati delle query degli utenti appassionati. A questa modalità di fruizione gratuita, si aggiunge una piccola quota di testi, ancora protetta dal diritto d’autore, che, a differenza di quelli precedenti al '23, sono fruibili solo in parte, in una modalità detta "preview".
BigG ha inoltre stipulato un accordo con la società On Demand Book che produce un'apparecchiatura in grado di stampare e rilegare un libro di 300 pagine in edizione economica in meno di cinque minuti. Al catalogo della BigG perciò si aggiunge quello della On Demand Book, per arrivare a circa 3,6 milioni di testi, che ognuno può stamparsi a prezzi modici e liberamente.
È ovvio che questo scateni l'ira degli editori statunitensi che rischiano di perdere potere contrattuale nella pubblicazione di libri. La modalità on demand, poi, rischia di stravolgere completamente gli equilibri del mondo dell’editoria tradizionale, fondata su relazioni delicate che regolano ogni fase della nascita di un libro e della sua diffusione. Si passa, ad opera di Google, da un modello centralizzato con un unico centro di produzione e tanti punti di distribuzione, ad uno plain e orizzontale, dove il proprio libro naviga senza l’intermediazione dell’editore che lo pubblica. Un rischio che le case editrici cercano in tutti i modi di evitare ma che mostra e produce, a velocità almeno telematica, benefici in termini di disponibilità e diffusione per biblioteche, scuole, università e per i lettori in genere. Senza considerare, poi, il valore indotto per l’alfabetizzazione e la scolarizzazione di aree in via di sviluppo.
Tre anni fa l’associazione degli autori americani [The Authors Guild], l’associazione degli editori americani [Association of American Publishers - AAP] e un gruppo di autori intentarono una contro Google Search Books per violazione del copyright. E anche se il progetto di Google è supportato da meritevoli intenzioni, la questione ha determinato l’intervento del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, chiamato dagli editori a pronunciarsi in merito al caso ed a trovare un accordo comune. Insomma, i benefici devono esserci indubbiamente, ma da entrambe le parti.
Alla base del contenzioso vi è il non rispetto delle norme sul copyright e dell’anti-trust, dato che gli accordi iniziali di Google favorirebbero alcuni soggetti del mercato dell’editoria a discapito di altri non coinvolti. Perciò il Dipartimento di Giustizia ha fortemente invitato la Corte Costituzionale di New York a revocare gli accordi già presi ed a valutare l'introduzione di un nuovo accordo [Settlement] che permetta ai competitors della BigG di avere parità di accesso al mercato.
Anche gli editori europei si sono messi di vedetta, visto che l’accordo coinvolgerebbe anche qualsiasi opera europea disponibile sul mercato USA. Gli editori di Italia, Germania, Francia, Austria, Norvegia e Svezia, ma anche la FEP [Federazione Europea degli Editori] e l'AIE [Associazione Italiana Editori], si sono schierati contro l’iniziativa della BigG, per di più chiedendo la non applicabilità della soluzione americana e dell’accordo Google/USA nel territorio dell’Unione Europea.
Le obiezioni mosse dagli editori europei riguardano: la violazione della Convenzione di Berna su diritto d’autore {il diritto d’autore di norma scade a 70 anni dalla morte dello scrittore, mentre le soluzione USA libererebbe i copyright non appena l'opera non fosse più disponibile in libreria}; inoltre, Il monopolio sui libri digitali che la BigG ricaverebbe dal progetto, ed infine importanti problemi nella gestione normativa e fisica del database di Google Books.
In America la sentenza è attesa per novembre, e - ad ogni modo - se i giudici accetteranno il compromesso siglato tra Google, l’associazione degli scrittori americani Authors Guild e l’associazione degli editori Usa AAP, non ci sarà più nessun libro “introvabile”. E mentre la BigG fa sapere che i libri non più disponibili sul mercato americano ma ancora in vendita in Europa non saranno inclusi nel database di Book Search, l’UE si premunisce {o prova a farlo}, discutendo con detentori di diritti, biblioteche, aziende, associazioni dei consumatori, per trovare la propria miglior soluzione a questa “sfida".
Si deve dire che esistono al mondo altri progetti che vantano analoghe aspirazioni: la FEP avvalora la propria posizione ribadendo come alternativa a Google Books il progetto Arrow [Accessible Registries of Rights Information and Orphan Works towards the European Digital Library], progetto coordinato dall'AIE. Grazie ad Arrow si intende arrivare ad una soluzione tecnica che riesca a soddisfare tutti i soggetti coinvolti, dagli autori alle biblioteche, nonché gli editori stessi. Il progetto Arrow si sviluppa infatti per creare una infrastruttura distributiva [per ora solo europea] per la gestione delle informazioni sul diritto d’autore delle opere letterarie e per facilitare l’accesso ai contenuti digitali. L’obiettivo è di supportare il Progetto di Libreria Digitale i2010 della Commissione Europea e di identificare, attraverso l’interoperabilità degli attori coinvolti, i detentori dei diritti d’autore chiarificandone lo status legale.
Ancora precedente è Europeana, la biblioteca digitale europea che aggrega molteplici documenti non solo librari, come libri, film, dipinti, giornali, archivi sonori, mappe, manoscritti ed archivi, provenienti dai 27 Paesi dell’Unione Europea, e suddivisi per ben 23 lingue. Europeana mette a disposizione milioni di opere del nostro patrimonio culturale che sono già di pubblico dominio con l’obiettivo in prospettiva di raggiungere dieci milioni di opere entro il 2010. Negli ultimi 9 mesi il suo database ha raddoppiato i contenuti digitalizzati: da 2 a più di 4 milioni e mezzo di materiali: è appena il 5% del patrimonio presente nell’Unione Europea, ma è un valore che ha la propria maggior forza nel potenziale ancora inespresso. Restano tuttavia problemi di adeguamento in materia di copyright: con una consultazione pubblica, che terminerà il 15 novembre, la Commissione si esprimerà sul futuro di Europeana e sulla digitalizzazione dei libri.
Non ci resta che attendere la sentenza USA e il parere UE per conoscere il futuro dell’editoria e delle biblioteche e archivi. I pareri sono discordanti e alcune posizioni opposte.
Così, mentre si sigla l’accordo sul contenzioso che riguarda milioni di titoli già scansionati {il 37% dei guadagni sui titoli online soggetti a copyright andrebbero a Google mentre il restante 63% ai titolari dei diritti}, il presidente della Biblioteca Nazionale francese, Jean-Noel Jeannery, nega il proprio consenso alla proposta di Google per una collaborazione, a titolo gratuito, nell’opera di digitalizzazione di una parte dei 30 milioni di testi del fondo bibliotecario. Il colosso, infatti, chiede come scambio la possibilità di poterli divulgare poi nel web, e incassa l'accordo di altre prestigiose biblioteche europee, che considerano inadeguati i tempi di Europeana, ed il suo obiettivo quasi irraggiungibile.
Quali saranno le prossime evoluzioni? Ci si auspica che, qualsiasi sia il futuro scaturito da battaglie e sentenze, si realizzi l'impulso per il primo grande rinnovamento di tutto il patrimonio della conoscenza in genere, per risolvere con strumenti idonei un problema che ha radici nelle sorgenti della civiltà, ossia la disseminazione della conoscenza.
Di mezzo c'è un attore anch'esso atavico e più volte vittorioso, ricco e zeppo di conquiste: il Mercato.
Guido Faggion






